lunedì 28 novembre 2011

il contratto di lavoro va rivoluzionato

Proprio continuo a non capire il contratto di lavoro dipendente.

 

Parto da un concetto: la crisi non è solo finanziaria ma di sistema. Non è solo negli Usa ma in tutto il mondo. Non è solo nella zona euro o nei bond italiani. C’è dell’altro. E’ il risultato di 50 anni di ‘sistema moderno’. Siamo umili, mettiamo tutto in discussione.

 

Economia attuale: surplus di produzione, la capacità produttiva è molto superiore a quello che viene consumato, crisi o non crisi. Quindi le forniture sono precarie. Questa parola sfruttata e abusata viene associata al contratto di lavoro, ci si sbaglia. È il mercato che è precario. Chi consuma può cambiare fornitore molto facilmente, perche c’è tutto di tutto e ce n’è troppo a disposizione. Se ci si mette dentro la finanza, quella è iper volatile, ancora piu precaria!

 

Mi ricordo un  concetto di diritto privato che mi piacque moltissimo all’università: non si può fare un contratto infinito nel tempo, perche si blocca il divenire economico e sociale. Non ricordo l’articolo del cod civ, mi ricordo il concetto. Il fatto di non poter creare accordi a tempo infinito è incredibile intelligentissimo, super sensato... perche la società e l’economia devono evolvere.

 

Anni fa si producevano macchine da scrivere, telefoni con la cornetta, oggi servono servizi web formazione su come usarli. Voglio dire il ciclo economico deve crescere, evolvere e necessariamente cambiare. La stasi è controproducente. Prevederla, impostarla, deciderla prima è ancora peggio! (ma ogni giorno lo si fa con un contratto di lavoro inventato 50 anni fa e, si vedano i risultati, sbagliato).

 

Dunque il contratto di lavoro ‘a tempo indeterminato’ che senso ha? Sia per il nobile concetto teorico, sia per il vile altalenante futuro economico, che senso ha un contratto a tempo indeterminato?

 

Ecco la mia proposta:

-          Il contratto di lavoro si fa per legge a scadenza, diciamo 1, 3, 5 o 10 anni.

-          Piu breve è il contratto, maggiore è la paga mensile.

-          Necessariamente deve esserci una parte variabile basata su risultati, che influsica minimo per il 30%, oltre la paga

-          Il 10% della paga è un voucher spendibile in formazione.

 

Questa volatilità manterrà dinamico il mercato del lavoro, passerà veramente il potere dal datore di lavoro al lavoratore, indurrà il lavoratore a chiedersi cosa succede fra tre, cinque, dieci anni al mondo, e a prepararsi.

 

Oggi un lavoratore può dimettersi in qualsiasi momento, creando grosso danno al datore di lavoro che sulla persona magari ha investito o su cui contava per organizzare certe cose. Invece al contrario guai, non si può fare. Io invece credo che datore di lavoro e lavoratore debbano siglare un accordo di ‘collaborazione’ che non può uscire dalle 4 regole su elencate. Se il datore di lavoro vuol chiuderlo prima, paga subito 1 anno di stipendio. Se il lavoratore vuol chiuderlo prima, paga lui il 33% di 1 anno di stipendio al datore.

 

È una rivoluzione. In tanti direte sono pazzo e sono il solito imprenditore. No. Qui scrivo commentando la situazione economica che vedo, cercando di capire il problema vero, quello di fondo.

 

 

 

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